Perchè il mio prof ha sbagliato a scrivere il mio cognome nel risultato dell'esame? T_T
Perchè?
Perchè?
PERCHE'???
Perchè il mio prof ha sbagliato a scrivere il mio cognome nel risultato dell'esame? T_T
Perchè?
Perchè?
PERCHE'???

Rimini ^^". Siamo partiti col freno a mano tirato, non credo perchè non ci aspettavamo la categoria fosse dura, ma per una questione fisica che ha anche influito sull'atteggiamento non da Juve, la cosa che più mi ha deluso. Ma siccome non mi ammazza niente, insacco questo +1 che almeno ci toglie da quel triste -17 x°D.Sto cercando di inventarmi mille modi diversi per rappresentare graficamente questa cazzo di classifica, ma da ogni parte la guardo mi sembra di stare in una fossa profonda 16 gradini, e la luce del sole è lontana...
Siccome oggi ho scoperto che "Ladri" non è un'offesa poi così grande? O_o (eeehhh) -_- ho deciso che
1) che idiota che sono stata, perchè non ho fatto un'assicurazione che mi pagasse 1 euro ogni volta che qualcuno mi ha apostrofato così solo perchè tifo una squadra di calcio
2) gli "onesti indossatori di scudetti altrui" li chiamerò i FALSI, tra passaporti e scudetti non so cosa abbiano di non ridicolo o patocco.
Settimana CL all'insegna della gufata selvaggia ghgh, è andata anche abbastanza bene (vero, real di merda? ;) )
L’EDITORIALE
CAMPIONI D’ITALIA NON CI SI INVENTA
GIANCARLO PADOVAN
Non ci si improvvisa campioni d’Italia, meno che mai ci si può attribuire un titolo che non si è meritato sul campo. L’Inter sta scoprendo a proprie spese quanto pesi quello scudetto che indebitamente le è stato cucito sulla maglia e, magari sulla scorta di certe spiacevoli coincidenze, come addirittura venga considerato un autentico abuso. L’Uefa, per esempio, nella sua guida ufficiale, non attribuisce all’Inter quattordici scudetti, ma tredici. Sarà, come dicono tutti, una dimenticanza. Tuttavia a me sembra un lapsus freudiano. Non si tratta di cattiva volontà, è che si fa oggettivamente fatica a riconoscere un successo a tavolino perché esso non può appartenere né all’immaginario collettivo, né al merito effettivo (casomai ad un merito potenziale, rimasto comunque inespresso). Anche per questo, e non casualmente, l’Inter è diventata una delle società più antipatiche d’Italia. Lo è perché si è attribuita il privilegio dell’onestà (e una sentenza patteggiata nel maggio scorso in sede penale per un passaporto falso avrebbe consigliato maggiore prudenza), lo è perché è stata premiata da un verdetto politico. Non c’è di peggio per eccitare detrattori e avversari. Dicono: non sono quelli che, oltre ad aver vinto lo scudetto, hanno allestito la squadra più forte d’Italia e d’Europa? Ecco un ottimo motivo per decuplicare le forze (l’abbiamo visto in Portogallo con lo Sporting), per addizionare motivazioni a suggestioni, energie a lucidità.
Non è solo dell’Inter (peraltro innervata da Vieira e Ibrahimovic) che voglio parlare. Voglio anche parlare di quanto sta accadendo a tutti gli ex juventini che hanno preferito la fuga alla testimonianza di fedeltà. Lo so che non è più il tempo delle bandiere, però sono convinto che i metodi usati da Capello, Cannavaro ed Emerson – peraltro al pari di Thuram e Zambrotta – abbiano veramente ferito il tifoso bianconero. Ebbene se in Champions League l’Inter ha perduto a Lisbona, il Real Madrid ieri è stato travolto, sul piano del gioco oltre che del risultato, a Lione. Penosa la retroguardia di cui Cannavaro dovrebbe essere un pilastro e sulla quale Capello fonda il proprio calcio. Naturalmente non siamo in presenza di una maledizione, piuttosto del riequilibrio della realtà dopo troppe parole e infiniti peccati di superbia: non sono giocatori e tecnici a fare grandi le squadre, sono i club e chi li gestisce a metterli nelle condizioni di rendere al massimo. La Juve aveva tutto e (quasi) tutto vinceva. L’ultimo scudetto, quello del 2005-2006, ne è la prova lampante. Da domani Tuttosport lo documenterà attraverso un Dvd dal titolo « Orgoglio bianconero » che in copertina presenta Buffon, Del Piero, Nedved, Trezeguet: quelli che non hanno tradito, per l’appunto.
fonte: Tuttosport

Domani si parte. Anzi, si riparte. Dentro di me sono carica, mi sento 12 anni di meno... esattamente come nel '94, quando piccola piccola mi apprestavo a "vivere" il mio primo campionato, a conoscere davvero la mia Juve, in ogni suo dettaglio. A scrivere ogni tabellino a mano su un quaderno.
E tutta la tempesta che è passata non ha fatto altro che farmene innamorare ancora di più. Ma non ho "resettato". E non dimentico. NULLA.
Sono prontissima a ripartire però. Perchè NON CI CANCELLERETE MAI...
Domani mi vedo l'esordio e ricomincio a dare un senso alla mia vita *__*
JUVE Del Piero ricomincia la sua storia juventina da Rimini con spirito battagliero
L’ordine del capitano Alex
«Non importa contro chi giochi, la categoria, il campo: bisogna vincere, sempre»
Il primo segnale a Cesena: dentro a metà della ripresa e gol dopo 9 secondi. In allenamento è lui che guida il gruppo. E’ in grande forma e giura: «Siamo pronti»
ELVIRA ERBI’
TORINO. Scena 1, campo largo: la serata di Cesena è afosa, la Juve “ nuova-dimensione” soffre in Coppa Italia, contro una rivale diretta, dal profilo meno accentuato ma dal cuore sempre sovraesposto; il pareggio regalerebbe solo i supplementari, non certo la speranza di passare il turno; la mezz’ora della ripresa si avvicina quando Alessandro Magno Del Piero mostra i tacchetti all’assistente del direttore di gara: è tirato a lucido, concentrato manco fosse il bis della finale berlinese, e il suo ingresso inquadra alla perfezione, in sintesi estrema, l’avventura prossima della Juventus e del suo capitano-condottiero; il quale scende in campo, come un normalissimo rincalzo, dopo nove- secondi- nove e un colpo di testa respinto, da due passi la butta dentro con una rabbia fuori dal normale. Perché lui è eccezionale. Lui è l’esempio. Lui è il bianconero perenne che dà colore alla squadra.
Basta un attimo, a volte, per radiografare un giocatore, capire l’intimo della persona. Ebbene, Alessandro
Magno Del Piero, sin dal suo esordio, dopo la vacanza da iridato e sballato di gioia, dopo la prima fase di preparazione non certo completa, e dopo il marasma calciopoli che vede la truppa ancora in balia della tempesta, senza certezze e senza riferimenti, batte il colpo: io ci sono, io ci sarò sempre, sono un tutt’uno con questa maglia. Capìta l’antifona?
Scena 2, campo ristretto: il gruppo già sgambetta pomeriggio inoltrato di ieri, centro sportivo di Vinovo quando arriva il capitano, ultimo a uscire dalla palestra, primo a ricevere un applauso e la pettorina azzurra; si lavora sodo, in vista dell’esordio ( storico) cadetto, e l’intesa va affinata con l’arrivo dei nazionali reduci dal mercoledì internazionale, quello a cui lui ha rinunciato, per ovvi motivi ( gambe ancora imballate, progetti da concordare). Ma, nella realtà, Del Piero è a posto, anzi a postissimo. In forma e con il morale saldo ( « siamo pronti » ) . Nessun tentennamento, mai, neppure a seguito della rinuncia al ricorso al Tar da parte della nuova società, nonostante a caldo gli sia scappata qualche frase magari non troppo accomodante ma subito rinchiusa nel proclama: « Io sono qui, ho fatto la mia scelta a suo tempo a prescindere della serie dove avremmo militato » .
Stop, fine della storia. E via con un’altra storia, da scrivere giorno dopo giorno, gol dopo gol, impresa dopo impresa. Alex il guerriero, come l’amico-compagno di scorribande Pavel Nedved, raccoglie le energie: è tempo di fatti, e le parole non servono più. Domani c’è il Rimini, in un ambiente chissà quanto ostile, in uno scenario inedito con l’emozione e la tensione da governare. Sì, le parole non servono più. Le circoscriviamo a un breviario d’azione delpieriana: « Non importa contro chi giochi, non importa la categoria dove ti confronti, quando calchi l’erba devi solo pensare a vincere » . Come un carrarmato che tutto travolge. E’ lo spirito da combattimento, condito dalla lealtà tipica dei Samurai. Rispetto per chiunque, pietà per nessuno. Basta rivedere lo sguardo di Alessandro Magno Del Piero di Cesena: occhi penetranti, grinta da novellino alla ricerca della gloria, voglia di spaccare il mondo. Un assassino spietato, in gergo sportivo ovviamente. Per lui il motto cult dell’estate ( a San Siro sì, a Frosinone no) conta meno di niente, perché A o B non fa differenza, se vesti bianconero, se in carriera hai conosciuto i successi e le batoste, le sviolinate e le critiche più spietate, se hai goduto per un gol speciale come quello di Tokyo che vale la conquista del mondo e hai pianto atrocemente nella nemica Udine, quando il ginocchio ha fatto crac, riannodando il nastro all’indietro. Da lì in avanti, la lotta per riappropriarsi della sua Juve, della sua Italia. Sino all’apoteosi di Berlino. Adesso, via a Rimini. E non per una vacanza supplementare.
fonte: Tuttosport
Io riparto da LUI.
A proposito, volevo mettere in archivio un articolo che avevo scritto io ribaltando giustamente le infami parole di un povero deficiente, tale tessandori -_- che vi metto qua sotto... in seguito il mio "giochetto"... è ancora così attuale... quando si parla di Lui non c'è mai obiettività, che palle -_- mò perfino c'è una discussione sulla sua biografia in wikipedia -_-. Certe cose non smetteranno mai di farmi imbestialire, ma più lo odieranno e più io lo amerò... è proporzionale xD
I capolavori di Del Piero non sono mai decisivi - vincenzo tessandori. 12-6-2003
Un capolavoro è un capolavoro, senza aggettivi né commenti. E i capolavori non si discutono: si accettano e basta. Per questo, forse, dopo quel suo straordinario e forse imprevedibile gol nella partita di Helsinki, si è levato alto il coro: «Totti e Alex, magica Italia», secondo «Tuttosport», rincara «La Gazzetta dello sport»: «Totti - Del Piero: due gioielli», mentre per il «Corriere dello Sport»: «Totti & Alex Italia show». D'accordo, la partita con le renne del calcio era importante per gli azzurri, ma quando «Pinturicchio» ha deciso di dare la sua pennellata l'Italia navigava già verso un successo che gli altri, i finnici, non parevano in grado d'impedire. D'altra parte, loro non sono mai stati una potenza del pallone e vorrà pur dire qualcosa se, su dieci partite con l'Italia hanno vinto giusto al primo appuntamento: 3 a 2 dopo i supplementari, eliminatoria per le Olimpiadi, gara giocata a Stoccolma sabato 29 giugno 1912, alle 11 di mattina.
Tutto questo per dire che, al di là della beatificazione ripetuta, Alex Del Piero ha regalato più delusioni che gioie e che certe sue partecipazioni a partite che non ammettevamo repliche o ripensamenti, parevano stucchevoli comparsate. Nella Juventus e fra gli azzurri. Forse perché certe responsabilità, sia pure sportive, finiscono per schiacciare? Oppure perché si tratta, come diceva la canzone, di una questione di personalità? Certo, suo il gol a Tokyo contro gli argentini del River Plate che consegnò alla Signora la seconda coppa Intercontinentale. Ma per quanto prestigioso, si sa come quel trofeo sia figlio legittimo di un soffocante business che ne ha cambiato l'essenza. Eppoi, riservato com'è alle squadre europee e latino-americane, di fatto esclude una fetta ampia e ormai non più secondaria dell'universo creato del pallone.
Fatto è che Alex fa cilecca quando è il momento d'improvvisare il capolavoro perché altrimenti le cose rischiano di scivolare in una nebulosa senza confini, dentro la quale è fatale perdersi. È accaduto nella recente finale di Champions League a Manchester, dove quelli della tribù del calcio col bianco-nero nel Dna si auguravano, si aspettavano, pretendevano un colpo da maestro che facesse pendere il piatto della bilancia dal lato giusto, naturalmente dal loro punto di vista. Ed era accaduto anche in precedenza.
Sempre in coppa dei Campioni, nella finale con il Borussia Dortmund, quando gettò sul prato un capolavoro dei suoi per poi sparire, o con il Real Madrid. A parte, ma solo in apparenza, il capitolo Nazionale. Qualcuno ricorda come in Francia, ai mondiali del '98, nella partita chiave con i «blues» al Saint Denis, fosse stato lasciato in campo un'ora e sette minuti e soltanto per disperazione fu sostituito con Roberto Baggio dal tecnico, che allora era Cesare Maldini. E noi tutti avvertimmo la sensazione che, se anche nel calcio non esistono controprove, quella volta fosse stata bruciata un'ottima possibilità, quella chance colta poco dopo, di rigore, dai transalpini. Che bissarono il successo agli Europei, due anni più tardi. Sempre sotto gli occhi un po' annoiati di «Pinturicchio».
Certe occasioni i fuoriclasse non le falliscono, sosteneva Nestor Rossi, che fu un un immenso laterale del River e lo scopritore di Omar Sivori, ma forse oggi il termine è diventato un po' troppo elastico. E allora basta un capolavoro perché uno sia beatificato. Del resto un capolavoro è un capolavoro: senza aggettivi né commenti.
Questo è il mio:
Gli errori degli "altri" non sono mai decisivi, solo quelli di Del Piero di Antar82 aka Glo - 13-6-2003
Un errore è un errore, senza aggettivi nè commenti. E gli errori non si dimenticano, magari si possono perdonare col tempo, ma mai dimenticare. Soprattutto nel calcio, però, dipende da chi li compie.
Per questo forse, a Del Piero, è bastato considerare come seconda pelle la maglia juventina per diventare "il traditore della patria", sempre e comunque.
Certo, la partita con le renne del calcio non era forse la partita della vita, ma quando "Pinturicchio" ha deciso di dare la sua pennellata, tutto il merito è stato attribuito a Totti, per un buon passaggio, ma nemmeno da considerare un assist illuminante, e questo è ingiusto. Dopo, Del Piero ha cavalcato solo sulla sinistra, superato due uomini fino a battere in rete col sinistro e con forza. E l'unica cosa che il povero commentatore si è sentito di dire è stato "Grande TOTTI!".
D'altra parte, loro non sono mai stati una potenza del pallone, del resto come le squadre a cui Totti ha segnato i suoi 6 gol, cifra che gli ha permesso di raggiungere addirittura gente del calibro di Bergomi nel computo delle reti in nazionale, mentre Del Piero ha solo raggiunto Sandro Mazzola a 23. Ma si sa, la sua media gol è superiore a quella di Totti solo perchè "sta più avanti, tira i rigori e le punizioni bene"(come se fosse chissà quale delitto), nonostante il poco impiego per di più in ruoli non suoi, la stampa e i propri tifosi contro da anni.
Tutto questo per dire che, al di là della persecuzione ripetuta, Alex Del Piero ha sempre onorato la maglia azzurra. Potrà aver commesso degli errori, anche gravi, ma si è sempre assunto le responsabilità. E' sempre stato disponibile alle convocazioni, anche durante il campionato quando più di una volta i colleghi si sono trovati infortunati per giocare con l'Italia, ma perfettamente a posto la domenica prima e quella dopo per il loro club. E' una persona deliziosa, tranquilla, mai una parola, un gesto di troppo, eppure l'odio nei suoi confronti non ha limiti. Si è sempre sacrificato anche in ruoli non suoi, in copertura, e questa sua abilità e questo suo cuore sono stati trasformati in un difetto anzichè essere esaltati come un pregio. Un giorno a domanda precisa, rispose di sentirsi più attaccante che trequartista, e per aver espresso una semplice opinione, fu immediatamente accusato di non voler accettare ogni ruolo del campo pur di giocare con quella maglia, che secondo alcuni, non meriterebbe, e avrebbe solo grazie agli sponsor.
Cosa che invece non succedere con la maglia della Juventus, dove è lasciato libero di esprimersi al meglio, e dove ripaga i proprio tifosi con perle rare e decisive. Come il gol a Tokyo contro gli argentini del River Plate che consegnò alla Signora la seconda coppa Intercontinentale. Un gol prestigioso, che fece svettare la Juventus sul tetto del mondo. Un confronto da un sapore antico, riservato com'è alle squadre europee e latino-americane, confrontando così le due massime espressioni del football a livello planetario.
Fatto è che ad Alex non viene perdonato mai nulla. Si vince in 11, ma perde sempre e solo Del Piero. Il gol del 2-0 è considerato influente solo quando lo sbaglia, se invece lo realizza diventa magicamente inutile. Agli altri è permesso di sbagliare, e i loro errori passano nell'oblio alla velocità della luce, grazie a chi riscrive la storia perchè ha il potere di farlo con una penna su un giornale. Gli errori di Del Piero invece sono sempre scritti sul diamante, marchiati a fuoco sulla sua pelle di "gobbo maledetto".
Se è vero che certe occasioni i fuoriclasse non le falliscono, oggi è palese che quando questo succede, quando i fuoriclasse non falliscono, nemmeno un capolavoro riesce ad avere il giusto merito se è firmato Alex Del Piero. Del resto un errore è un errore: senza aggettivi nè commenti. Ed essere juventini è il miglior errore del mondo.
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per questa e altre 186 xD icone su Alex CAMPIONE DEL MONDO vai sul mio LJ

Segnalazione importante -> GENIO = Er gò de turone x°D è meraviglioso... tra questo e il video tratto da "Io, Alex Del Piero" che ha scovato la mia gemy... forse riesco anche a riprendermi dalla batosta dataci dai galletti ^^"... come direbbe la mia cuginetta: "Oohh... che vergogna!". Siamo Campioni del Mondo, cazzo. Un minimo di dignità uno se l'aspetta... donadoni -_-".
Intanto aiuto a diffondere questa grande iniziativa del boicottaggio anti-antijuventini:
NEANCHE UN EURO
Arriva un momento in cui bisogna dire basta, opporsi. Ribellarsi. È quando il diritto di cronaca diventa maldicenza, quando la ricerca dello scoop passa sopra i corpi (letteralmente) delle persone, quando una linea editoriale (legittima) diventa licenza di uccidere, quando la parzialità (legittima anche questa: l’obiettività, il più delle volte, esiste solo nella mente di chi la professa) diventa fanatismo. Quando la cosiddetta informazione è il suo contrario, quando è a senso unico, quando si occultano le notizie che contraddicono la teoria o il teorema. “Se i fatti confutano la teoria, al diavolo i fatti: noi ne sappiamo di più”, diceva un tale. A tutto questo i tifosi della Juventus si oppongono. Devono opporsi. Ma siccome, checché ne dicano gli invidiosi, i frustrati, i falliti, gli sciacalli che contano di banchettare sul cadavere della Juventus (non sapendo che resteranno a bocca asciutta) gli juventini sono persone civili, civile sarà anche l’opposizione. E un’opposizione civile, una rivolta costruttiva, deve colpire gli sciacalli e le iene nell’unico interesse che sta loro a cuore, dietro i paraventi dell’”etica”, della “sportività”, della “giustizia”: i soldi. Neanche un euro. Smettiamo, da subito, di comprare i quotidiani di carta straccia, per prima la Gazzetta dello sport (che triste fine, per una gloriosa testata); smettiamo di acquistare i periodici, i controcampi e i guerini; disdire, da subito, gli abbonamenti e i contratti con le tv-spazzatura: Sky, Mediaset in chiaro e in digitale, La7; boicottiamo letv in chiaro che disinformano e vilipendono; magari guardiamoci attorno fra le tante offerte della telefonia, per abbandonare l’ex monopolista della telefonia di stato, e ora parte pesantemente in gioco, come falso paladino della moralità (ci sono tante altre compagnie, e tante offerte. Il boicottaggio è una forma di protesta civile, non violenta, persino liberale: è la libertà di scelta, che è anche libertà di dire no. Disdite, revocate, smettete di leggere, guardare, comprare. Per essere informati c’è la rete, c’è il forum e i forum amici, ci sono i (pochi) giornali che preferiscono approfondire, non condannare in anticipo, dare voce anche a chi non si accoda al gioco al massacro. E naturalmente fate la vostra scelta a voce alta: scrivete, mandate e-mail e raccomandate, spiegate perché non volete più avere a che fare con loro. Diteglielo chiaro, in faccia: “da noi juventini non avrete più neanche un euro. Giocate da soli.” Non siamo pochi. Siamo consumatori, e nel commercio davvero “il numero è potenza”. Senza la Juve e i suoi tifosi tanta gente dovrà cambiare lavoro, o finalmente farne uno.Facciamoci sentire.


Quando sarà fatta giustizia Ale scenderà in campo con questa maglia... xD

LA BALLATA DEGLI IMPICCATI
Fabrizio De Andrè
Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce.
L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta.
Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora.
Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbia del primo mattino.
La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria.
Coltiviamo per tutti un rancore
che ha l'odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso.
(citata su j1897.com)

Se lo scorso anno mi avessero detto: a settembre avrai visto l'Italia vincere la Coppa del Mondo ma la Juventus giocherà in Serie B... avrei mandato al manicomio direttamente il pazzo furioso che mi avesse pronosticato questo momento... per ora dico solo questo: DOPO QUESTA ESTATE A ME NON MI AMMAZZA PIU' NIENTE!!! perciò maneggiatemi con cura...
"Ci giunge notizia che, dopo 17 anni di attesa, l'Inter F.C. ha conquistato il suo quattordicesimo scudetto, il primo in assoluto assegnato a tavolino alla terza classificata del campionato 05/06. A Massimo Moratti, a Roberto Mancini e al Commissario Federale Guido Rossi, i più vivi rallegramenti per la STRAORDINARIA IMPRESA SPORTIVA". (G.Padovan - Tuttosport del 27/7/06)

E' una vergogna... vedere lo scudetto su quelle maglie immeritevoli è una vergogna inaccettabile. Farò tutto quello che è in mio potere per gridare a tutti la verità finchè avrò fiato in corpo.
